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Ronchi sul Made in Italy: La legge c'è, va applicata

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ronchi"L’Europa può fare molto contro la contraffazione". Il ministro stupito dagli imprenditori presenti "Peccato siano così pochi"

Ascolta pazientemente l’ennesima serie di discorsi sulla realtà del distretto di una lunga giornata in gran parte consacrata a Prato e ai suoi problemi (illegalità e crisi economica) , ma quando il presidente della Cna, Anselmo Potenza (a nome anche di Confartigianato, Confesercenti e Unione Commercianti) elenca le lamentele sulle norme a difesa del made in Italy ritenendole insufficienti, il ministro delle politiche comunitarie, Andrea Ronchi, scuote vistosamente la testa, in attesa e freme per poter replicare.


E quando lo fa, Ronchi dimostra che la sua visita a Prato non è una formalità di routine e che il suo intervento al mini-convegno nella sede della Uip sulla contraffazione e la difesa del made in Italy (per l’appunto) non è certo di circostanza. Si lamenta per la scarsa presenza di imprenditori («mi dispiace che siano pochi oggi a questo incontro»), poi elogia pubblicamente il sindaco Roberto Cenni e la sua giunta («mi pare che questa giunta non goda della giusta considerazione da parte dell’opinione pubblica per tutto il lavoro che sta facendo») e poi difende la legge sul made in Italy che porta il suo nome. Non senza polemica. «Bisognerebbe conoscere la legge prima di chiedere le cose — dice Ronchi — perché le cose che voi chiedete nella legge ci sono già, basta applicarla».

In realtà, si tratta di un equivoco perché Potenza si riferisce alle due fasi di lavorazione su quattro (gli artigiani chiedono che siano almeno tre) che sono sufficienti per definire un prodotto “made in Italy” secondo la cosiddetta legge reguzzoni. «Discussione inutile — ribatte Ronchi — perché questa legge non entrerà mai in vigore, essendo contraria alle norme europee sulla concorrenza. Con la mia legge sul made in Italy sarà necessario che il prodotto venga realizzato qui al 100%. L’Europa può fare molto contro la contraffazione e dal governo belga, che fra poco assumerà la presidenza di turno dell’Unione Europea, ho riscontrato la volontà ad agire in maniera più forte verso questa direzione».

IL PRESIDENTE della Uip, Riccardo Marini, chiede attenzione sulla libera concorrenza e la reciprocità di accesso ai mercati, un’attenzione dell’Europa verso “l’invasione cinese”, una diversa e più leggera fiscalità sui consumi energetici. Il sindaco Cenni ha manifestato il suo ringraziamento a Ronchi per l’attenzione dimostrata verso Prato e gongola per l’impegno preso dal ministro degli esteri Franco Frattini (di incontrare l’ambasciatore cinese per affrontare il problema dei rimpatri dei clandestini) e del sottosegretario al welfare Pasquale Viespoli (che era stato aspramente criticato durante il tavolo di distretto) per far arrivare a Prato i fondi destinati al distretto in crisi e a chi è senza lavoro.

Ronchi annuncia la messa a disposizione della struttura ministeriale per rendere progetti grezzi più elaborati e affinati tecnicamente, in modo anche da poter competere peri fondi europei. «L’importante — dice il ministro — è fare uno o due progetti caratterizzanti il distretto». Poi, insiste sulla necessità di un marchio europeo contro la contraffazione, ripete l’elogio fatto a “Porta a porta” «dei pratesi che resistono e pur circondati dai cinesi restano qui a produrre e a rischiare», ma anche un monito a chi vede il problema solo nei cinesi. «Ci sono anche italiani che sono nell’illegalità e traggono vantaggio dallo sfruttamento dell’immigrazione clandestina. Sono dei porci» chiude Ronchi senza mezzi termini.

Fonte: http://www.lanazione.it/prato/cronaca/2010/06/16/346041-ronchi_made_italy.shtml

 
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